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“Taxi a due piazze”, la più classica commedia degli equivoci

“Taxi a due piazze”, la più Classica Commedia Degli equivoci
Fermata Spettacolo

Che sia difficile, se non impossibile, stare con due piedi in una staffa o, peggio ancora, in una scarpa, è risaputo e ce lo dimostra lo spettacolo “Taxi a due piazze“, un vero e proprio concentrato di equivoci, in cui un tassista bigamo si trova costretto a nascondere un segreto più grande di lui, e dove scambi di persona, suspense, ritmi mozzafiato, doppi sensi e situazioni al limite del paradosso garantiscono due ore di puro divertimento.

Questo classico della commedia brillante, nato dall’ ironica penna di Ray Cooney e rimasto in scena a Londra senza interruzione fino al 1992, in Italia è divenuto popolare, grazie all’indimenticabile interpretazione di Johnny Dorelli nella storica versione di Garinei e Giovannini, e poi con suo figlio, Gianluca Guidi che, proprio in questi giorni, torna (come protagonista e regista) nella nuova versione italiana curata da Jaja Fiastri, affiancato ancora una volta da Giampiero Ingrassia.

Il titolo originale (“Run for your wife”) spiega magnificamente, sintetizzando in sole quattro parole,  la trama della storia: il protagonista è il tassinaro Mario Rossi, un uomo dal nome più banale dell’universo e dall’aspetto sostanzialmente ordinario,  con un lavoro comune ed una vita dannatamente semplice: una  bella casa, una moglie innamorata, delle abitudini consolidate, una vita apparentemente tranquilla, insomma, se non fosse per il fatto  che l’ha moltiplicata per due!

Renato Cortesi, Giampiero Ingrassia, Gianluca Guidi

Vive, infatti, con la moglie Carla a piazza Risorgimento e con la moglie Barbara a piazza Irnerio, riesce comunque a soddisfare entrambe e tutto scorre felicemente e serenamente, con le due donne totalmente ignare l’una dell’altra. Ecco allora che la vicenda esistenziale del signor Rossi inizia a farsi interessante,  ancor più quando la precisa e complicatissima pianificazione di orari,  turni di lavoro e spostamenti (meticolosamente appuntati con sigle ed acronimi), che permette di nascondere la verità, anche grazie all’aiuto dell’amico e vicino di casa Walter, si sgretola improvvisamente per colpa di una borsettata che lo costringe, privo di sensi, al ricovero in ospedale. Al risveglio il taxidriver, ancora confuso, dà ad un infermiere l’indirizzo della prima moglie e ad un altro impiegato dell’ospedale, quello della seconda;  la denuncia arriva quindi a due diversi commissariati di due diverse zone, che, a loro volta, si attivano mandando ad indagare due diversi investigatori. E lì inizia la “tragedia”. Il signor Rossi che ha una sola vettura, ma due mogli, dovrà necessariamente fare i conti con l’impossibile dono dell’ubiquità.

Per proteggere la sua bigamia fa credere il suo vicino gay, sua moglie una suora e l’altra moglie un travestito, ovviamente  con un susseguirsi di buffe bugie, coincidenze, scambi di identità, brillanti trovate, nel tentativo grottesco e forsennato di nascondere la verità in un crescendo inarrestabile e incalzante  che porterà a un finale inaspettato.  Ovviamente i continui  ed esilaranti equivoci si aggrovigliano, ma senza creare tensione nell’attesa che si scopra la verità (anzi, ne guadagna il divertimento) e quando la rivelazione di tutte le bugie che il protagonista si è dovuto inventare, pur di salvaguardare sé stesso, diventa improrogabile, questa diventa un’esplosione di ilarità.

Il cast è in parte rinnovato: il tassista è interpretato da Gianluca Guidi, il quale non solo ha ormai conquistato un tale feeling col pubblico che basta la sua entrata in scena e le sue risate fuori copione per attirare gli applausi, ma anche la sua performance trasuda divertimento, così come quella degli altri attori; a cominciare da Giampiero Ingrassia che veste i panni di Walter Fattore, sfaccendato ed ignaro vicino di casa che, saputa la verità dell’amico, si  esibisce in fandonie a ripetizione e si ritroverà, suo malgrado, complice e protagonista di situazioni a dir poco comiche e imbarazzanti. I due sono perfettamente complementari (ma chi è la vera spalla?) e le battute si incastrano finemente in questa baraonda demenziale per far sì che ognuno regga il gioco dell’altro.

Silvia Delfino

Accanto a loro il divertente Renato Cortesi, voce storica del doppiaggio, interpreta l’ineccepibile brigadiere Ingroia, dal più che spiccato accento barese, che investiga sullo “strano” caso; le bravissime, eleganti e raffinate, Silvia Delfino (Carla) e Francesca Bellucci (Barbara) sono le due mogli, donne diverse, ma entrambe affascinanti e ignare vittime della situazione, Claudio Zanelli è l’ispettore Pettinicchio, precisino e ligio al dovere, a tratti anche un po’ bizzarro e stralunato, anche lui svolge le indagini sull’aggressione al taxista; infine il divertente e nerboruto Stefano Bontempi, l’inquilino gay del piano di sopra, coinvolto senza volerlo nella vicenda (gli ultimi tre sono le new entry).

Lo spettacolo deve gran parte del suo successo alla sinergia e alla bravura del cast, il divertimento è assicurato e le risate garantite, perché  in scena ci sono due mattatori d’eccezione, come Gianluca Guidi e Giampiero Ingrassia, che salgono sul palco per divertire e divertirsi, scherzando direttamente col pubblico attraverso ammiccamenti, risate fuori copione e parodie degli stessi atteggiamenti paradossali di alcune figure, per rendere ancor più tragicomiche situazioni già di per sé comiche e dove le battute si rincorrono senza soluzione di continuità e senza cedimenti, strappando sorrisi ed applausi continui.

La regia punta su una messinscena essenziale, capace di far risaltare i meccanismi comici della vicenda, non si pone particolari intenti morali o motivazioni a riflettere, se non quello di suggerire “amorevolmente” il consiglio di tenere sempre a mente che il diavolo insegna a fare le pentole, ma non i coperchi…

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