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Le voci di Macbeth

Le voci di Macbeth
Fermata Spettacolo

Parole che entrano nelle ossa, se solo lette sulle carta; che infrangono le dighe dei sentimenti più indifesi, se fatte vivere da un interprete come Franco Branciaroli. Macbeth, afferma il noto attore, non è una tragedia sulla conquista del potere. E ce lo mostra bene sulla scena, marcando la fragilità di un personaggio che respira il male con il fiato corto, lo sconcerto non di uno stratega alla Riccardo III, ma di uno fra i più deboli, nobili esemplari del genere umano. Come potremmo esserlo noi successori temporali di Shakespeare, come lo erano i suoi contemporanei, come saranno i nostri eredi. Solidi e friabili, incapaci e coraggiosi, infuriati e pacifici. “E’ brutto il bello, è bello il brutto.”

Succube del linguaggio, quello profetico delle streghe prima, quello psicologico della moglie poi, influenzato dal plasma delle parole, Macbeth uccide come un automa, ma non senza essere mangiato dai dubbi, non senza sprofondare velocemente nell’allucinazione. Il germe dell’ambizione sboccia nella brughiera, nell’incontro col soprannaturale; nel castello si rafforza, complice il sortilegio della consorte – non solo esperta di magia nera, ma grande manipolatrice. Un mantra che rimbomba, lo vince: devi essere uomo e prode, “come un bambino cavalca la tempesta“, l’hai giurato. Una mascolinità violenta che Macbeth, in parte, rigetta. Ed è Lady Macbeth, la donna, che lo manovra, senza macchiarsi le mani – ma destinata, poi, al sonnambulismo, alla pazzia, alla morte. Ma prima gli omicidi si consumano, si divorano e la tensione si allarga come un elastico.

Branciaroli, la cui presenza riesce a far calare il silenzio in sala, dona a tratti una sua visione burlesca del personaggio, con un retrogusto quasi umoristico che, a momenti fa davvero sussultare, tagliando il clima di caos, disordine, follia. Penalizzati parzialmente gli altri interpreti, che non reggono a pieno il confronto con un attore impetuoso e dalla voce dominante, carica di quelle linee interpretative che vanno oltre il semplice dire le battute. D’altro canto, però, la sua regia non comprende inserti musicali, o salienti movimenti scenici, o momenti di straniamento tali da sbalordire lo spettatore. L’ensemble, comunque, funziona, ognuno donando la sua sensibilità, e Valentina Violo nel ruoo di Lady Macbeth si rivela una valida partner.

Si resta sospesi, partecipi, incerti se riconoscersi o no nel male, nella sua sua “ingenua”, pervasiva manifestazione sul palco.

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