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Spettare o aspettare: la saga di Re Lear di Shakespeare nella regia di Giancarlo Marinelli

Spettare o aspettare: la saga di Re Lear di Shakespeare Nella Regia di Giancarlo Marinelli
Fermata Spettacolo

Un mendicante viene dalla platea. E’ Edmund ad aprire il sipario del Re Lear al Teatro Ghione di Roma e in veste regale con cappa bronzo/rame Giuseppe Pambieri si appresta a destinare il regno alle tre figlie. Un terzo spetta a Goneril e al duca di Albania, un terzo a Regan e al Duca di Cornovaglia e un terzo a Cordelia e al Re di Francia: le prime due in rosso e verde bandiera in adulazione del padre, l’una come se sfogliasse una margherita alla vista del genitore e l’altra pronta a morirne. Doverosa di rispetto e amore filiale sobria ed elegante in un abito nero è invece Cordelia, l’unica sincera. Tutte e tre le figlie sono in in décolleté. Ma se ai potenti piace essere adulati, la sincerità sia essa della figlia, sia del fidato amico, sono luogo per il Re Lear nel disconoscere Cordelia e nel mettere al bando Kent.

Di nero vestito il figlio bastardo Edmund e di bianco quello legittimo Edgar più in gilet che in corpetto, il male e il bene, e in mezzo in rosso il padre il cui sangue li ha generati Gloucester. Tanta fisicità nella lotta tra i due figli e nei tranelli orditi dal Edmund movimentano e rendono accattivante la scena .

Capita a tutti. Prima o poi. Diventiamo i genitori dei nostri genitori, ma le figlie Goneril e Regan non vogliono essere madri, vogliono solo strappare lo scettro al padre. Con la morte sempre in scena, due maschere bianche, in cappe nere e cappuccio e il buffone la splendida ed eccelsa Claudia Campagnola, l’anima folle del re, in rombi e quadretti rosso e bordeaux, si giunge alla pazzia di Lear.

Marsine, cappe e stivali, vuoi nero tecnologico per l’amico Kent, vuoi bianco/nero per l’ambiguo Duca di Cornovaglia, vuoi blu per il personaggio rasserenante, che è il Duca di Francia, completano il parco colori dello spettacolo. Sono questi sul palco, su una pedana rialzata che si fa regno, in una scena, senza scene, ma affidata solo alla cromaticità dei caratteri ben evidenziatati, in una regia quella di Giancarlo Marinelli molto attenta alla carica interiore dei personaggi.

Re Lear
Plautus Festival

Tom, nudo, riapre la scena. E’ Edgar, il bravissimo Mauro Recanati, fisicamente perfetto e attento, nel ruolo di mendicante, l’onestà, che assisterà il padre ormai accecato nel prosieguo della vicenda,  ed apre a un balletto di damigelle di bianco vestite,  che è preludio all’ingresso del bene e  a riscoprire la schietta sincerità di Cordelia,  nell’affetto filiale.

Costumi ad effetto scenico, piuttosto che a rigore storico, nel continuo gioco tra morte e pazzia per un Re Lear più leggero com’è nelle corde di Giuseppe Pambieri, elegante raffinato e prestante anche questa volta, la cui recitazione drammatica ben si concilia con il carattere brillante che l’interazione con il buffone richiede nella tragedia shakespeariana.

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