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Mar de plata, i ribelli del rugby

Mar de plata, i ribelli del rugby
Fermata Spettacolo

Blu notte, cinque ragazzi si siedono sulle panchine e iniziano a parlare lentamente, quasi meccanicamente. Poi tutto diventa ritmo, incominciano a fare trenta flessioni e poi altre trenta. Tipico clima cameratesco da spogliatoio, risate, scherzi. Manca soltanto Diego, arriverà. Ma ad arrivare invece è la notizia che Diego è morto ammazzato con una pallottola in fronte, che l’hanno trovato giù al fiume.

Devono giocare comunque, è la voce dell’allenatore a suggerirlo, perché non capiscono, non sanno, perchè “la Plata” quest’anno deve vincere il campionato. Giocheranno, ma solo dopo un minuto di silenzio che non è altro che “un rumore di secondi che non si incontrano mai”. Ma il minuto si dilata e diventano dieci e tutto lo stadio fissa commosso quei ragazzi che ricordano il loro compagno.

Per il regime la loro “provocazione” è  inaccettabile e così spariscono altri due compagni, tanto tutti gli occhi sono puntati sul mondialito chi vuoi che si accorga della scomparsa di due ragazzi? E allora ecco un altro minuto di silenzio, anzi altri dieci insieme a diecimila persone che trasformano quel silenzio in una musica, battendo  le mani sulle panche degli spalti.E’ come un conto alla rovescia, il regime li vuole eliminare tutti, perché hanno vent’anni e fanno paura, perché non si sa cosa pensano e perché sfidano apertamente l’ordine costituito.Così si sentono Raul e i suoi compagni, quasi invincibili, protetti dalla corazza della giovinezza e dai valori del loro sport. E così non si piegano, perché il “pallone ovale “ si difende a tutti i costi e si porta fino a  meta. Sempre.

Mar de Plata

Claudio Fava, già sceneggiatore de “I Cento passi”, si ispira alla storia vera della squadra di rugby che  sfidò la dittatura di Videla restando in campo fino all’ ultima di campionato. E per questo venne decimata. Il solo personaggio reale è Raul Barandiaran, unico sopravvissuto “perché qualcuno questa storia la dovrà raccontare”, gli altri, sia i carnefici che le vittime, sono stati ribattezzati perché, a detta dell’autore,”ognuno di loro doveva portare in scena qualcosa in più della propria storia, qualcosa in più della propria morte.”

La regia di Marini dirige con mano sicura, forse un po’ ridondante, la mente e il corpo dei suo i suoi attori, che si dimostrano tutti molto bravi e credibili, colpisce il giovane Raul-Anzaldo per l’intensità dell’interpretazione. Curatissima la scenografia di Alessandro Chiti, che crea  uno spogliatoio che, all’occorrenza, si trasforma in squallide celle per la tortura, grazie al complice ed abile gioco di luci di Umile Vainieri che parte dal blu notte per arrivare ad un rosso sangue finale.
Una messa in scena coinvolgente, che arriva dritta allo stomaco, lasciandoti con un respiro affannoso e con l’inno argentino che  ti fischia nelle orecchie: “Udite il rumore delle catene spezzate, Libertà, libertà, libertà!” E poi Amen per piacere Dio.

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