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"LINGUAPADRE" neologismo senza discriminazioni

Senza dover entrare alla discriminazione ideologica che si fa del "padre" possiamo parlare liberamente di "linguapadre"

Da uno studio dell'italiano e tesi
"Italiano Linguapadre e Linguamadre in venezuelani di origini italiane"
Prof.ssa Carla Marello - Dr. Carlos Gullì  - Università degli Studi di Torino -
informazioni sullo studio [email protected]

Articolo fonte 
http://www.anordestdiche.com/linguapadre-e-altri-neologismi/
"Lo sapete che è stato coniato il termine linguapadre? Artefice ne è Carlos Cosmo Gullì in collaborazione  con la professoressa Carla Marello. Cosmo Gulli insegna alla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Torino. Sembra che il neologismo sia il risultato di una battaglia contro la discriminazione linguistica dovuta all’uso della parola madrelingua, nel senso di “Lingua della propria patria”.

Il Termine madrelingua deriva dal latino e siccome il latino era la lingua madre delle altre lingue romanze, il termine venne usato per indicare la lingua che viene appresa nei primi anni di vita. Possiamo dire che il percorso socio-linguistico che sta alla base del neologismo linguapadre è la discriminazione linguistica percepita dall’autore. Secondo Carlos Cosmo Gullì il termine linguamadre dovrebbe essere sostituito con la dicitura “lingua di famiglia”, cioè lingua usata all’interno della famiglia, mentre nel caso di famiglie con figli di padre italiano, e madre non italiana, nati e residenti all’estero e che imparano l’italiano in un secondo momento, si dovrebbe usare il termine “linguapadre”. Questo in riferimento solamente alla lingua dei genitori.
Ma la cosa non è semplice e si fa più complicata se con il termine ‘linguamadre’ ci si riferisce alla lingua del paese in cui viviamo, alla lingua di ogni individuo, che non ha nulla a che fare con la lingua della propria mamma. E ancora una volta siamo di fronte ad una discriminazione linguistica, dice l’autore, nei confronti della figura del padre, considerato di serie B. Cosmo Gullì ha scelto esplicitamente di coniare un ternime completamente nuovo ‘Linguapadre’, che si differenzia da ‘Padrelingua’, l’altro termine che sarebbe stato possibile. Il termine Padrelingua gli appariva discriminatorio nei confronti del termine esistente di ‘Madrelingua’. Quest’ultimo può essere considerato come una sorta di sessismo al contrario. Presto potremmo trovare il termine linguapadre nei nuovi vocabolari italiani,  insieme a tutte le new entry, cioé le parole segnalate all’Accademia della Crusca"

Paolo Caruso 





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